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Guida pratica

Cartelle esattoriali: prescrizione, rottamazione e come contestarle

Una cartella non è sempre dovuta: può essere stata notificata male, il credito può essersi prescritto, l'importo può essere sbagliato. Il termine di prescrizione cambia secondo il tipo di debito: in generale dieci anni per le imposte erariali, cinque per tributi locali, contributi e multe. Per contestarla ci sono termini brevi, di regola sessanta giorni per i tributi.

RiferimentiDPR 602/1973; c.c., artt. 2946–2948

Prima di tutto, che cosa si sta pagando

La cartella di pagamento è emessa dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione per conto di un ente creditore: l'Agenzia delle Entrate, l'INPS, un Comune, la Regione, una Prefettura. Nella cartella sono indicati l'ente, l'anno e il tipo di somma (imposta, contributo, tassa, sanzione). È da qui che si capisce quale termine di prescrizione vale e a quale giudice ci si deve rivolgere.

La prescrizione, per tipo di debito

In linea generale, secondo la giurisprudenza prevalente:

  • imposte erariali (IRPEF, IVA, IRES, registro): dieci anni;
  • tributi locali (IMU, TARI): cinque anni;
  • contributi previdenziali (INPS): cinque anni;
  • sanzioni amministrative, comprese le multe stradali: cinque anni;
  • bollo auto: tre anni;
  • sanzioni tributarie e interessi: di regola cinque anni.

Il termine riparte da capo a ogni atto notificato regolarmente (cartella, intimazione di pagamento, preavviso di fermo, pignoramento) e in alcuni periodi la legge lo ha sospeso. La cartella non contestata non trasforma in decennale un credito che si prescrive in cinque anni. Il calcolo va fatto sulle date di notifica di ogni singolo atto, che si possono chiedere all'agente della riscossione.

Come si vedono le cartelle a proprio nome

Nell'area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, con SPID, CIE o CNS, oppure agli sportelli, si consulta la situazione debitoria e si scarica l'estratto di ruolo. L'estratto di ruolo serve a sapere cosa c'è, ma di per sé si può impugnare solo in casi particolari previsti dalla legge: di regola si contesta il primo atto notificato.

Rottamazione e definizione agevolata

Periodicamente il legislatore prevede una definizione agevolata dei carichi affidati all'agente della riscossione, chiamata comunemente «rottamazione»: si paga il debito senza sanzioni e senza alcuni interessi, in un'unica soluzione o a rate. Ogni edizione ha regole proprie su quali debiti rientrano, su come si presenta la domanda e su cosa succede se si salta un pagamento. Le scadenze e i requisiti vanno sempre verificati sulle norme in vigore e sul sito dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione: lo studio non dà indicazioni basate su notizie di stampa o su misure non ancora approvate.

Rottamazione o ricorso: cosa considerare

Non è una scelta da fare d'istinto. Se una cartella è prescritta o non è mai stata notificata, aderire alla definizione agevolata può significare pagare qualcosa che non si deve; se invece il debito è dovuto, la definizione può ridurre il peso di sanzioni e interessi. Spesso la soluzione è diversa per le singole cartelle: alcune si contestano, altre si definiscono, altre si rateizzano.

Autotutela

Quando l'errore è evidente (un pagamento già fatto, una persona sbagliata, un doppio addebito) si può chiedere all'ente che ha emesso il ruolo di annullare l'atto in autotutela. È una richiesta semplice, ma non sospende i termini per il ricorso: se l'ente non risponde in tempo, il termine scade comunque.

Il ricorso

Per le imposte e i tributi il ricorso si propone alla Corte di giustizia tributaria di primo grado (per il Salento, quella di Lecce) entro sessanta giorni dalla notifica. Per i contributi previdenziali e per le sanzioni amministrative i giudici e i termini sono diversi e, in alcuni casi, più brevi: vanno verificati sull'atto. Il ricorso non sospende da solo la riscossione; la sospensione si chiede al giudice. Per le liti di valore modesto, sotto la soglia di legge, il contribuente può stare in giudizio senza difensore.

Se arriva un pignoramento

Quando l'agente della riscossione pignora conto o stipendio, i tempi si stringono: la guida al pignoramento dell'Agenzia Entrate-Riscossione spiega cosa fare nei sessanta giorni.

Domande frequenti

Dopo quanti anni si prescrive una cartella: cinque o dieci?

Dipende dal debito, non dalla cartella. In generale dieci anni per le imposte erariali (IRPEF, IVA), cinque per tributi locali, contributi INPS, sanzioni e multe, tre per il bollo auto. Il termine riparte a ogni atto notificato regolarmente: va calcolato sulle date di notifica.

Come vedo le cartelle a mio nome?

Nell'area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione con SPID, CIE o CNS, o allo sportello, chiedendo l'estratto di ruolo. Per verificare la prescrizione servono anche le date di notifica, che si possono richiedere all'agente della riscossione.

Rottamazione o ricorso: cosa conviene valutare?

Se la cartella è prescritta o non è stata notificata, il ricorso può portare all'annullamento; se il debito è dovuto, la definizione agevolata può ridurre sanzioni e interessi. Spesso si decide cartella per cartella. Le condizioni della definizione agevolata vanno verificate sulle norme in vigore.

Un'intimazione di pagamento riapre i termini?

L'intimazione interrompe la prescrizione, che da quel momento ricomincia a decorrere, ma non fa rivivere un credito già prescritto. Attenzione però: secondo un orientamento della giurisprudenza, se l'intimazione non viene impugnata nei termini, la prescrizione maturata prima può non essere più contestabile. Per questo va portata subito in studio.

Fermo amministrativo e ipoteca: cosa sono?

Sono misure con cui l'agente della riscossione garantisce il credito. Il fermo blocca un veicolo, che non può circolare né essere venduto liberamente; l'ipoteca grava su un immobile, oltre una soglia di debito. Entrambi sono preceduti da un preavviso, che si può contestare con gli stessi rimedi della cartella.

Entro quanti giorni si fa ricorso?

Per imposte e tributi, di regola sessanta giorni dalla notifica, davanti alla Corte di giustizia tributaria. Per contributi previdenziali e sanzioni amministrative i termini e i giudici sono diversi. La data di notifica si ricava dalla busta o dalla ricevuta della PEC: va conservata.

Ho chiesto l'autotutela: posso aspettare la risposta?

No. L'istanza di autotutela non sospende il termine per il ricorso: se scade, l'atto diventa definitivo anche se l'ente non ha ancora risposto.

Le informazioni di questa pagina hanno carattere generale e non sostituiscono la valutazione del caso concreto. L'incarico dell'avvocato è un'obbligazione di mezzi: l'esito di un giudizio o di una procedura non può essere garantito.

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