Il termine da non perdere
Il ricorso contro un atto impositivo si propone di regola entro sessanta giorni dalla notifica. Scaduto il termine, l'atto diventa definitivo e i vizi non si possono più far valere. La prima cosa da fare, quando arriva un atto del Fisco, è segnarsi la data di notifica e portarlo in studio.
Quali atti si impugnano
- avvisi di accertamento e di liquidazione;
- cartelle di pagamento e intimazioni, ad esempio per vizi di notifica o per prescrizione delle somme;
- dinieghi di rimborso e di agevolazioni;
- atti relativi ai tributi locali (IMU, TARI).
Il processo
Dalla riforma del 2022 i giudici tributari si chiamano Corte di giustizia tributaria di primo e di secondo grado. Il processo è telematico; nei casi previsti, prima della decisione, si può valutare la conciliazione o l'adesione a una definizione agevolata. Con lo studio si valuta anche la strada della composizione della crisi quando il debito fiscale si somma ad altri debiti non sostenibili.
Domande frequenti
Fare ricorso sospende il pagamento?
No, non automaticamente. Si può chiedere alla Corte di sospendere l'atto quando c'è un danno grave e irreparabile; nel frattempo la legge prevede, per alcuni atti, la riscossione frazionata.
Una cartella vecchia si può ancora contestare?
Se la cartella non è stata notificata correttamente o se il credito si è prescritto dopo la notifica, sì, impugnando il primo atto successivo che si riceve. Va verificato sugli estratti di ruolo e sulle notifiche.
Le informazioni di questa pagina hanno carattere generale e non sostituiscono la valutazione del caso concreto. L'incarico dell'avvocato è un'obbligazione di mezzi: l'esito di un giudizio o di una procedura non può essere garantito.